Profumi

E’ tale il desiderio di bella stagione che saluti i venticinque gradi, benché complicati da una brezza capricciosa, come se potessero rigenerarti. La primavera è terapeutica; e, con la vita all’aria aperta, apprezzi la più semplice delle sensazioni: la riscoperta dei profumi. Un piccolo piacere della vita, se condiviso.

un antipatico luogo comune mi accompagna; che il giardinaggio sia una grande noia. E fatica. Ne consegue che provo a delegare anche i compiti più semplici. Un tempo falciavo l’erba, per dire, oggi osservo il giardiniere senza vergogna. Ma quando la moglie è di corvé per le rose, dovremmo fuggire, espatriare, allettarci. Altrimenti, cortesie coniugali si impongono. 

Come non porgere quel concime? E gli attrezzi riposti nel gabbiotto? Serve una cesoia. O avete presente quella specie di forchetta con tre rebbi distanti, come l’arma di un tritone nano? Un colpetto per scavare, senza smuovere terra e far disordine.

“E’ sbocciata la tua Marilyn”.

Dicono dai colori ed aromi di albicocca. Ma tu sei confuso, dalle emanazioni di molte crimson glory, sangue porpora, che svettano dal prato della vicina! 

Balbetti un grazie, poi ti ricomponi, pregustando la passeggiata verso le cittadine della costa.

Tempo sessanta minuti, mentre camminate nel porticciolo di Nettuno, sei attaccato da un odore di fritto, penetrante. Come una nube inarrestabile, scompagina la doccia olfattoria; peraltro, come giunge, così va dileguando. Insolente e transiente. Tale e quale questo sole di fine aprile.

Il richiamo del mare, per lei, risulta inarrestabile. Suvvia, costumi e asciugamani, magari quello stabilimento anticipa le aperture, celebrando la decretazione del superMario che protegge i nostri gestori balneari pret-a-portet …Tra le carcasse di meduse, ed il lavorio di quanti attrezzano cabine ed arenili…spicca d’improvviso una specie di fragranza. Non sai di che, se agrumi, erbe. Eppure, piacevole, fresca. 

“E’ la crema solare”. Che ti ha cosparso a protezione delle cicatrici.

Non paga, la giornata tiene in serbo altre chicche. Non tanto la merenda in Anzio, che va riprendendo un abbozzo di vita commerciale. Non solo gli acquisti di vini, prodotti nei duemila e più ettari del Casale nell’entroterra. 

No, altri effluvi sono in agguato. 

E’ la compagna della tua vita, decisa a stupirti, che rimescola le carte quando si rientra nel medesimo giardino. 

“E di questo che dici?”, domanda brandendo un vaso di terracotta.

Tu allunghi le narici ed intuisci un effluvio noto. Che però non sai definire.

“Incenso!”, lei esclama.

E tu, pur ammirandola, traporti quella piantina lontano, fosse reminiscenza di dolori, o evocativo di lutti, tu vai a disporla altrove; prima l’avvicini a quell’odorosa pianta di limoni che è cresciuta insolente. Poi la traporti sul ramo solido di quell’ulivo che piantaste anni addietro. 

E che di nome, opportunamente, fa Sandro.

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