CAVE CANEM

Tra i piaceri indiscutibili della vita, quelli davvero prioritari, ci sta la capacità di rinnovarsi. Sia la rimozione di ideologie stantie, o l’abolizione di apriori inutili figli dello snobismo. Oppure, molto semplicemente, giungere ad accettare l’affettuosa presenza di animali, in precedenza considerati molesti.

E pensare a quanta fierezza manifestavo, allorché dichiaravo “sono gattaro” ! e andavo coccolando il mio Zorba, autorevole castrato di quasi 15 anni. Indulge a pochi gesti, ma condividiamo una affettività discreta.

Intendiamoci, un cane in famiglia ci fu. Rammento la sera nella quale papà condusse a casa, in Modena, un cockerino spaniel, fulvo. Chiamato Roll, in onore di un lupo che era appartenuto a lui, Franco, dai tempi di Corso Adriano.

Il cocker, in carenza di psicoterapia, si era rivelato una creatura nevrotica, con punte di aggressività eterodiretta. Inseguimento di postini e soggetti intabarrati nella foschia. E anche quando il cane, traferiti noi tutti in un appartamento della capitale, venne donato a contadini modenesi…giunsero aneddoti inquietanti, di lesioni procurate sull’avambraccio di lavoratori ignari. Esito finale? Forse venne soppresso; ma è un dettaglio mai appieno esplicitato a noi figli. 

Capitolo cane di proprietà? Da allora chiuso, e per generazioni, nonostante le preghiere dei figli nostri (va detto che il primogenito desiderava un piccolo cobra…).

Si aggiunga che il corrente capodanno, il primo dell’era Sars-2, si annunciava come occasione di meditazione. Impossibile cercare feste epocali; neanche i fuochi di artificio sembrano ammessi. Ergo, siamo pronti a romantici brindisi; e a bassa voce, in una sorta di temperanza nobiliare.

Niente di più falso. 

Ecco avvicinarsi Lupetta, randagia della terra dei Rutuli, che la suocera adorata non può abbandonare da sola. Già abituata alla nostra dimora, peraltro. Va da sé che il micio venga recluso nella zona notte (impossibile che sporchi, se e quando avvenne si trattava di vere e proprie vertenze, con sua cognizione di causa; e rapida accoglienza delle priorità del gatto, leggi lettiera di rango).

E sia, la prima cagnetta, ubbidiente, sosterà ai piedi del tavolo imbandito, pietendo per vongole, salmone e cotechino.

Fin qui, routine.

Ma ora si avanza Margot, Labrador chocolat di 3 mesi. Animata da una vivacità contagiosa. Orsetto ancora irrequieto. Amore del primogenito (semper lu!) che, in previsione dell’incontro con coppia di amici proprietari di possenti rottweiler, temeva incolumità della sua protégée. 

Si notino gli estremi; ad un capo la micro-cagnetta del litorale laziale, figlia di nessuno. All’altro, si canta l’aulico pedigree della principessa, acquistata in una contrada umbra, con sette diconsi sette generazioni agli atti. Ed una teoria di vaccinazioni tale che meriterebbe – hic et nunc, cioè durante la mia notte di Capodanno -, angoli riservati di prato e rigorosa esclusività nei rapporti (giammai si incontri con cagnacci qualsiasi!). 

E le feci e la pipi? Sì, le deiezioni in senso lato. Ella sta facendo un buon training sulle traversine apposite. Ma, si sa….

Negli occasionali tentativi di presentarle il gatto, quest’ultimo, dopo un sordo mugolio, allungò la zampata felina, tipo novello puma. E solo provvidenziali vetri o ns accortezza evitarono la cecità della cana. 

Neppure la convivenza con la bastardina Lupetta sarà agevole, per precedenti palcoscenici di furia.

Fatemi gli auguri dunque!

In fondo tollero e digerisco tutto, le ostriche saranno divorate come si deve, anzi ancora più in fretta; dei fagioloni farò un fagottino, serbandolo in tasca per le scale (che dico?, in ascensore come Margot pretende), ad un centimetro da quei sacchetti…sapete cosa intendo.

Achtung! adesso mentre Vi scrivo, il micio, liberatosi genialmente (forse sa manovrare le maniglie) mi ha raggiunto, inconsapevole degli intrusi.

Se sopravvivo, vi fornirò un seguito. 

Ma ecco subentrare leggiadra mia figlia, ovviamente innamorata delle piccole belve. Sarò protetto, alfine, come una specie in estinzione, quella dell’homo severus.

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