KAKI

Tra le cose belle della vita, ho scoperto, con l’esperienza, che ci sta la frutta. E quella emozione stagionale di freschezza, a costo irrisorio, che ci procura.

Cosa mi ha condotto ad amare i cachi sin dal nostro primo incontro?

Il sudicio piacere di tuffare la ghirba in quella morbida pappa? 

O la pura percezione della dolcezza? Già inscritta nel mio deposito mnesico.

O la piccola cerimonia con mamma, che lo predisponeva, frutto gioioso dell’autunno. Parliamo degli anni sessanta.

Arduo rispondere, ma sto riscoprendone la eccezionale palatabilità.

Colpisce, purtroppo, il ridotto fascino che i cachi esercitano sulle nuove generazioni. Riscontro anche esclamazioni di disgusto! Vade retro, dice l’espressione di mia figlia…fosse la mela di Biancaneve !

I commercianti si sono attrezzati a far risaltare specie alternative, come il cachi mela vaniglia. Ma stiamo scherzando? E in fondo a che serve? Dubito che i cachi, qualsivoglia cachi, rappresenti una quota significativa di mercato.

Piace scoprire le sue nobili origini asiatiche. 

Denominato anche “Loto del Giappone, Mela d’Oriente e Albero delle sette virtù” (da non so quale sito). Capito, sprezzante generazione Z? parliamo di un frutto da meditazione, non vergognatevi di inzupparci il becco.

E inoltre: è una fonte di calorie a prezzo ragionevole. Zuccherino ed energetico. Ricco di vitamina A nonché C e tonificante la pelle. E, non guasta, scelta anticonformista in questa terra dei cachi, no, in questa terra di parvenue.

E non esito neppure, per convincerVi, ad utilizzare slogan politici: 

siete tutti in cerca di nuovi modelli di sviluppo, fino al neo-pauperismo. Cominciate dai cachi, imitate i vecchi pellerossa, che ci “facevano il caffè coi semi tostati, il brandy con la polpa, l’inchiostro con il frutto immaturo” …Ah, state già gustando, con le labbra arrossate, una ebbrezza rivoluzionaria ed anti-liberista?

“Datemi il frutto maturo d’autunno, così succoso e rosso nel frutteto”…scriveva Walt Whitman. A cosa faceva riferimento se non a Lui? 

Noi disponiamo del cachi (o Loto) di Romagna, senza necessità di viaggi anacronistici.

E fateci una marmellata, se non superate quella ritrosia incomprensibile.

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