AUTOGRILL

Ci sono cose, ambienti, logistiche, che di per sé mai giudicheremmo belle. Le aree parcheggio, le noiose corsie autostradali, gli autogrill (pur decantati dal Guccini). Eppure, in queste settimane di pandemia sospesa…capita di riappropriarci di quegli spazi, come se fossero luoghi di festa.

Si pavoneggia il ragazzo; eh sì, dice, oggi grande giornata! Eretto, ma gongolante. Il mento, con vizio di prognatismo, sporge verso le corsie autostradali. “davvero, non ci si può lamentare”. Pare che anche il rumore costante dei veicoli lo elettrizzi: “ molta vendita oggi! Trasporto al massimo, se Dio vuole”. 

“Come ai vecchi tempi”, mi permetto di aggiungere. Lui annuisce e non stacca lo sguardo dal traffico.

Anche il mio pieno si inserisce nella sua gratificazione. Le pompe di carburante riprendono carico e distribuzione. Via via, onde di nafta e benzina senza tregua! Per questo settore, la ripresa post-COVID19 è sicura.

Eppure mica dirige la baracca…questo giovane uomo perché manifesta tanta proterva gioia?

Sarà che magari, settimane fa, se ne stava qui sotto le pensiline grigie, in solitudine, e non una storia, una vettura insolita. Non una figura di viaggiatrice bizzarra. Neanche un prete per chiaccherare..deve esser stato assai penoso.

Poche notti fa, ancora persisteva il semideserto. Tra il 2 ed il 3 giugno. Nel solenne rispetto della decretazione Contiana. 

Mica come oggi, venerdì 5, quando A1 è denominazione di Angoscia stadio primo.

Ma torniamo a quella di notte, quando salivo verso il Veneto, con l’ebbrezza di chi abbia scoperto, per incanto, l’automobile.

Ecco lassù, che bellezza mi dicevo, quando intravedevo la mole sopita della gigantesca rupe che sorregge Orvieto, aspirando di farne una istantanea al volo, catturandola nella notte. Gode di un profilo nuovo? E’ una Orvieto misteriosa, da riesplorare. 

Oh oh! E che piacevole questi rettilinei, pressoché immacolati. 

E come sono corrette le indicazioni sui chilometraggi mancanti, gli inviti turistici (Baschi, paese de mostri; o altri, semplicemente olistici = La Bella Italia), e le indicazioni su prezzi ed opportunità di trovar metano.

Oplà, in qualche fastidio ci si imbatte!? Ma perdoniamoli questi furgoni, sono 8-10 in fila indiana, sembrano le diligenze di quelle carovane western dei film ricolorati anni sessanta. Forse anche per loro è nuovo, il diritto di procedere in autostrada, e si imbarazzano, pietosamente; e si accucciano vicini, a darsi fiducia…

E che dire dell’addetto che nottetempo ti vuole pulire il parabrezza? Ma diamogli una mancia! E quando si schernisce, che no, sarebbe inappropriata, tu insisti…Accetti per favore, è’ tanto tempo che desideravo il viaggio. Ottanta giorni di COVID19 e sembrava dimenticata l’urgenza di spostarsi, di scavallar regioni…

Nei pressi dell’area di Aglio, edificata in curva, quella che di inverno ti sferza e così ti allevia l’insonnia evitando l’abuso di taurina, compi una sosta celebrativa. Ci manca l’edicola del santo perdiana; ma fai un ringraziamento retorico. All’aere. E poco dopo, ebbro di compiacimento, non sai quale scegliere tra le varianti di valico. Siete talmente pochi che l’attenzione cala e tu indugi, e poco ci manca che vai a sbatterci, sul cemento che delimita le opzioni.

Nel buio, sai che San Luca vigila su noi viandanti, dalla destra, mentre sfrecci via.

Finito anche questo incantesimo; del mondo disabitato e incerto. 

Abbiamo ammirato un pianeta silente. Non capiterà mai più.

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