L’ASCENSORE SOCIALE

La ministra Azzolina si barcamena, travasando in imbuti virtuali, mentre i suoi detrattori la travisano…Ma la priorità sia una sola: la qualità dei maestri. Tali da esaltare il piacere della scuola, quello di stare in una classe giusta, fisica o virtuale non conta. Purché la scuola dell’obbligo obbedisca al dettato: educare per fare riscatto. Elegantemente nota come “ascensore sociale”. 

Eudosio era il nome di battesimo del mio maestro, dalla terza alla quinta elementare. 

Locazione? La mitica scuola del Gambero, Modena.

Caratteristiche dell’uomo? Autorevole pelata, dolori artrosici pluri-settimanali (unici minuti di silenzio imbarazzato). Ah, dimenticavo, una mostruosa efficacia espositiva. Ed esperienza (già maestro di mamma).

Era una creatura multimediale ante-litteram. Di quelli che la lavagna LIM, e internet con tutto Wikipedia, lo tengono già nel lobo prefrontale…

Se devo pensare ad un modello didattico allora rivedo la sua chiosa al tema “L’Unità d’Italia”, Teano e dintorni. Rivedo e mi emoziono ancora, i personaggi del Risorgimento colorati dalla sua immaginazione. Le dita nevrili nell’aria che cesellano facce, barbe, copricapi. E per indicare che i sabaudi subentravano? Ah bè, presto detto; tra gli stanchi cavalli si appalesa il re, Vittorio Emanuele, lo vedete? Mentre scende a benedire il compromesso con l’uomo in camicia rossa. Scende come? Da cosa, dite? Bambini, suvvia: da un regale elicottero. Si sì, non mi credete? Simili a quelli che occupano i telegiornali; quei bestioni nei reportage dal Vietnam. 

Soltanto una tragedia gli arrestò una lezione: l’uccisione di Bob Kennedy. Ed immediata radiolona dalla cattedra.

E poi, a suo merito, riusciva sempre a governare quelli delle ultime file. Ridestava gli accidiosi. Coinvolgeva i timidi di campagna.

Se i maestri son fatti di questa pasta, la digital education che oggi, volenti o nolenti, tocca difendere, rientrerà nei ranghi.

In quell’ultima fila, una coppia che pareva Sussi e Biribissi;  F. alto e grosso, Ivano basso e taurino di collo. Quasi mutacico.

Eppure il maestro lo inquadrò dai primissimi giorni. Identificandone l’occhio intuitivo.

Nei compiti? Ivano eccelleva sempre. Ad onta di un vestiario casual, sotto il grembiule azzurro. Ingentilito da un fiocco improbabile perché gigantesco, una mezza-testa. Più avanti, sulla sua destra, ci stavan le file delle future signorine, in bianco immacolato. Il mio compagno di banco chi fu?  Nella terza fila di sinistra. Il figlio del giornalaio di Via Emilia, un cavallo pazzo. 

Ma lascia che mi volti, ascoltiamo Ivano, dal fondo, che ha alzato la manina e risolve il problema in un lampo. Con le gote rosse dal sole; e la dizione dialettale.

Dove sei Ivano? In matematica fosti imbattibile, per quanto mi dibattessi; e non si parli delle raccolte di figurine. Avevi completato l’album del calcio, ti mancava giusto quel terzino del Mantova! Io ti scrutai come lo sfogliavi compito, quel raccoglitore Panini, nella tua casa nel verde, bassa ed incerta, una via Gluck tra palazzoni ed il vecchio Policlinico.

Chi sei adesso? Amministri un’azienda che produce balsamico? O vendi mutui in una Banca Popolare? Hai cresciuto figli, più alti ma saggi come Te ? 

Che altro?

Batti un colpo, ricelebriamo i nostri mansueti anni Sessanta.

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