LA GARANZIA

Due giorni fa è accaduto. Mentre guidavo, montava una allegrezza contenuta, ma via via più solida. Un piacere che non si confessa quasi mai. Nonostante i tempi gravidi di rischi

Una mattinata speciale. Quando ti accontenti di poco.

Quarto giorno della fase due, anno I° dell’era COVID-19.

Hai indossato un abito fiammante, nonostante i 20 gradi. Transiti a visitare una persona bisognosa, che rappresenta urgenze assolute. Dopo venti giorni di reparto continuativo, hai preso il giovedì della serva. E te lo dedichi.

Ai semafori, apprezzi due tre lavavetri in sequenza. Se li allontani è perché non rintracci neppure una moneta. Sapessero, invece, che ti trasmettono una sorta di gioia. Quasi che ritrovare il disordine di un tempo equivalesse ad una sceneggiatura anarchica, creativa.

E dopo la visita che fai? Traffico accettabile, luminosità in crescita, giardini floridi.

Anche la via Ardeatina appare piacevole. Gli smottamenti? Forse Virginia ha fatto un buon lavoro, occulto. Ottimismo traboccante.

Sai di tua figlia che partecipa a corpose lezioni on-line.

Sai anche degli altri figli, impegnati a concludere prodotti. Teatrali. Economici. 

E pensi: o diamine, sono felice.

Una serenità, sobria ma indiscutibile, ti permea. Come se il cuore dilatasse. 

Eppure sai che sarà complicato. Che un nuovo esercito di miserabili è in cammino. Anche al netto dei soliti paraculi, quelli che “mai riapriremo” e han destinato milioni di euro in oscuri fondi, in territori imprevedibili. Al netto di costoro, sai che per alcuni sarà improbabile il recupero. Arduo inventare nuove strategie. Che forse i conflitti sociali si inaspriranno.

E perché mai ciò non eleva una temporanea malinconia ad angoscia?

Cosa ti rende sereno?

Confessalo. A te stesso ed ai tuoi lettori.

E’ il piacere inconfessato di un salario stabile.

D’accordo, sei un professionista, un consulente alla bisogna. Fonti di reddito multiple correlate al tuo ingegno? Ma se tutto, diconsi tutto, derivasse dalla giornata che hai il dovere di imbastire? Se tutto il mantenimento e gli investimenti fossero frutto di empatia e risultati da rinnovare?

Hai sempre disprezzato i cantori del mero privato; quanti attaccano per ideologia impiegati, funzionari, dirigenti pubblici. E con buone ragioni, per carità! Ci sono stipendi fermi da decenni nelle fasce basse della burocrazia! ma ti guardi nello specchietto e avverti pungente che la verità non si nasconde. Pensi a quel buffissimo Zalone, che mai avrebbe rinunciato al posto fisso.

E ti disponi ad un ringraziamento ufficiale: per il Ministero Ricerca ed Università, per la Regione Lazio. Gli ufficiali pagatori. E immagini i percettori delle tue robuste tasse, buone a sostentare almeno due commercianti falliti.

Stai zitto, godi del tuo privilegio. Arrivi quasi a rammentare con stima – come si chiamava il banchiere ministro? – quello che diceva tasse è bello.

E’ un principio di insolazione. Nella quarta giornata della fase 2, anno 1° dell’era Covid-19. 

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