LA SCRITTURA COME PSICOANALISI

Siamo tutti un poco artisti? Quanti di voi hanno un cassetto pieno di bozze? Importante che sia un diletto, un gioco. Una cura

Quando si comincia a scrivere?  A credersi poeti?

Per me fu sul finire dell’infanzia, in quell’età di mezzo che prelude alla transizione nell’adolescenza.

Versi abbozzati, quartine disordinate. Poi l’ambizione di mini-racconti, presto abortiti.

Lo so dai quaderni ritrovati, dopo la morte di mamma ed il lento, faticoso, riesame dei cento cassetti e nascondigli di una casa.

Quadernetti di un tempo; piccini, con le righe di allora, spaziatura della quinta o della prima/seconda media. 

Quale fu lo stimolo? Dubito albergasse una congenita coazione a scrivere. Quelle mezze ore un poco invasate, con penna che graffia e cancella e poi riparte, coincidevano con il primo trasloco della mia vita. Da appartamento in un terzo piano, nelle periferia buona di Modena, ad una villa tutta nostra, poco prima della deviazione per Vaciglio. 

Nuovi spazi solitari, che avvolgevano lo studente migrato. Che pativa la fine dei riferimenti logistici abituali.

Nessun dramma per carità. Ma l’immagine di partenza , il setting propiziatorio delle prime vergature poetiche risiede nel paesaggio che i finestroni della nuova dimora proponevano; in primis, uno scenario di giardino, la risega di confine, con villetta al fianco sud; vi crescevano due robusti abeti ed un albero rinsecchito dalla stagione autunnale. Forse un melo? 

Ecco dunque le poesie primigenie, con la retorica standard delle stagioni, una dedicata all’autunno dell’albero spoglio; una per mio padre. Altra che inneggiava all’onestà. E poi disquisizioni sullo spirito anarchico; sulla opportunità delle redenzione.

Ebbene, qualunque siano le nostre ambizioni (ma dubitiamo di vincere lo Strega nelle prossime ore), per certo questa attitudine si rivelò terapeutica. Ausilio insostituibile. Che riempie e ricarica.

Da ragazzino alleviava la solitudine e le prime irrequietezze.

Adesso ? Serve ancora, nell’epoca COVID ?

3 pensieri riguardo “LA SCRITTURA COME PSICOANALISI

  1. La parola ripone in sé l’animo del guerriero, con lei ci si proietta sempre verso una finestra aperta al mondo emozionale del quotidiano.

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    1. Magnifico Lucio. Di prima mattina di Pasquetta non riesco ad articolare, ma stavo proprio riesaminando una lezione sui neuroni a specchio! (Rizzolatti, Gallese, Fadiga et al…)

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Rispondi a Sapituttidda (@FrancescaFusco) Cancella risposta

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